Se è vero che ci si abitua al dolore, come mai con l'andare degli anni si soffre sempre di più?- Cesare Pavese
Se è vero che ci si abitua al dolore, come mai con l'andare degli anni si soffre sempre di più?
Il maggiore torto del suicida è non d'uccidersi, ma di pensarci e non farlo. Niente è più abbietto dello stato di disintegrazione morale cui porta l'idea, l'abitudine dell'idea del suicidio.
La politica è l'arte del possibile. Tutta la vita è politica.
L'unica gioia al mondo è cominciare. E' bello vivere perché vivere è cominciare, sempre ad ogni istante.
Una donna innamorata è sempre stupida.
Si fa all'amore per ferire, per spargere sangue. Il borghese che si sposa e pretende una vergine, vuole cavarsi anche lui questa voglia.
Anche l'uomo più sano e più sereno può risolversi per il suicidio, quando l'enormità dei dolori e della sventura che si avanza inevitabile sopraffà il terrore della morte.
È questo il problema del dolore. Esige di essere sentito.
In una scala da 1 a 10, come valuti il tuo dolore?
Il dolore non è affatto un privilegio, un segno di nobiltà, un ricordo di Dio. Il dolore è una cosa bestiale e feroce, banale e gratuita, naturale come l'aria.
Il bello della musica è che quando ti colpisce non senti dolore.
La miseria e le preoccupazioni generano il dolore, la sicurezza, invece, e l'abbondanza la noia.
Il poeta è un fingitore. Finge così completamente che arriva a fingere che è dolore il dolore che davvero sente.
Un momento di dolore vale una vita di gloria.
Nessuno è separato da nessuno. Nessuno lotta per se stesso. Tutto è uno. L'angoscia e il dolore, il piacere e la morte non sono nient'altro che un processo per esistere. La lotta rivoluzionaria in questo processo è una porta aperta all'intelligenza.
Dimenticare il dolore è difficilissimo, ma ricordare la dolcezza lo è ancora di più.