La nostra morte individuale, solitaria e dimenticata nel frastuono delle cose ci incute sgomento in cuore.- Claudio Magris
La nostra morte individuale, solitaria e dimenticata nel frastuono delle cose ci incute sgomento in cuore.
Non è mai una sola persona, bensì una pluralità sia pure ristretta di persone variamente amate a farci crescere e maturare; e lo stesso vale per i luoghi e per le parole poetiche.
Non siamo chiamati a trasformare la vita in un paradiso, bensì a renderla, quando si può, un po' meno invivibile.
La poesia è anche e forse soprattutto lettura del grande libro della natura.
Il comunismo ha lasciato pure una grande eredità, non quella delle risposte che ha dato, ma quella delle domande che ha posto.
Il nemico della libertà è la falsa universalità.
Per metà degli uomini la morte arriva prima di diventare creature razionali.
Morire non è nulla; non vivere è spaventoso.
La vita dei morti è riposta nel ricordo dei vivi.
Posso morire quando voglio: questo è il mio elisir di vita.
La morte è una battaglia sempre perduta.
A volte per i morti si fanno cose che non si sarebbero fatte per i vivi.
Io sono decisamente antimorte. Dio sembra essere sotto ogni profilo promorte. Non vedo come potremmo andare d'accordo sulla questione, lui e io.
Se si sfrega a lungo e fortemente le dita di una mano sul dorso dell'altra e poi si annusa la pelle, l'odore che si sente, quello è l'odore della morte.
Prima di morire voglio sentire l'urlo di una farfalla.
Nessuno muore mai completamente, c'è sempre qualche cosa di lui che rimane vivo dentro di noi.