La nostra morte individuale, solitaria e dimenticata nel frastuono delle cose ci incute sgomento in cuore.- Claudio Magris
La nostra morte individuale, solitaria e dimenticata nel frastuono delle cose ci incute sgomento in cuore.
Vivere e ridere nonostante tutto, assaporare in fondo ogni istante per se stesso.
I grandissimi da Cristo a Socrate, a Buddha hanno parlato e non hanno scritto.
Bisogna anzitutto imparare a rispettare anche ciò che non si riesce ad amare; capire che il valore e i diritti di una persona non dipendono dai sentimenti che proviamo per essa.
Il comunismo ha lasciato pure una grande eredità, non quella delle risposte che ha dato, ma quella delle domande che ha posto.
La cultura del «parliamone» rischia talvolta di tradursi in una verbosa retorica, in un'involontaria e involontariamente comica parodia della democrazia.
È morto col sorriso sulle labbra. Altrui.
Ci sono diecimila e più porte attraverso cui l'uomo può uscire di scena.
Il mondo è un albergo, e la morte la fine del viaggio.
Non c'è nulla di certo nella vita di un uomo, tranne questo: che egli deve perderla.
Essere morti significa svegliarsi dalla parte sbagliata dei propri sogni.
La morte è l'unica cosa che riesce a spaventarmi. La detesto perché oggi si può sopravvivere a tutto tranne che a lei. La morte e la volgarità sono le uniche due realtà che il diciannovesimo secolo non è riuscito a spiegare.
L'uomo conta sull'immortalità e dimentica di mettere in conto la morte.
Hai notato che solo la morte ci ridesta i sentimenti? Ma lo sai perché siamo sempre più giusti e generosi con i morti? È semplice. Verso di loro non ci sono obblighi. Se un obbligo ci fosse, sarebbe quello della memoria, e noi abbiamo la memoria corta.
Perché temi il tuo ultimo giorno? Esso non contribuisce alla tua morte più di ciascuno degli altri.
La morte è un vile esperimento chimico che viene effettuato su tutti tranne che sugli alberi della sequoia.