Un vero libro è sempre arduo, anche quando sembra linguisticamente e concettualmente semplice.- Claudio Magris
Un vero libro è sempre arduo, anche quando sembra linguisticamente e concettualmente semplice.
Ogni uomo è insieme cristiano e parricida, impasto di santità e abiezione.
Tutti si pentono quando non serve più.
Il mistero è anzitutto l'al di qua, la giornata terrestre con le attese, i ricordi, gli amori, le piccole pene e le piccole gioie, intrise di fragile argilla e di eternità.
La nostra morte individuale, solitaria e dimenticata nel frastuono delle cose ci incute sgomento in cuore.
Il compito della poesia è quello di guardare in faccia la Medusa e non già di mandarla dal parrucchiere affinché la renda più presentabile.
Un libro dev'essere un cordiale. Se non vi tonifica, gettatelo via.
I nemici dei buoni libri e del buon gusto non sono comunque coloro che disprezzano i libri, ma chi legge di tutto.
Un libro deve essere un'ascia per il mare ghiacciato che è dentro di noi.
Per scrivere un libro nel terzo millennio ci vuole una smisurata superbia. Basta entrare in una biblioteca comunale e guardare le vetrine di un cartolaio per capire che il mondo non ha bisogno di un volume in più.
I libri sono cose già pensate, già fatte, già dette, che tu devi elaborare, fare tue. Il tuo interlocutore di carta è sempre gentile, paziente, non ti lascia mai a metà strada. È una persona che ti chiede di ascoltarlo, con il quale puoi fare dei viaggi meravigliosi.
Non c'è nessun amico più leale di un libro.
Nei libri che ricordiamo c'è tutta la sostanza di quelli che abbiamo dimenticato.
C'è gente tanto brava da scrivere due libri contemporaneamente: il primo e l'ultimo.
Ogni libro è anche la somma dei malintesi di cui è l'occasione.
I libri migliori sono proprio quelli che dicono quel che già sappiamo.