In vecchiaia si pagano i debiti contratti in gioventù.- Fausto Gianfranceschi
In vecchiaia si pagano i debiti contratti in gioventù.
La tristezza come inclinazione è un vizio. La tristezza bisogna meritarla.
Oltre all'attesa di quello che accadrà dopo la morte, mi inquietano altri due interrogativi antecedenti e senza risposte: quando e come moriro? E il quando è meno preoccupante del come.
Perché le grandi domande sono sempre migliori delle risposte?
La felicità? Basta non badarci per vivere meglio.
Il trionfo del nichilismo: si muore per niente, in incidenti.
La vecchiezza è male sommo: perché priva l'uomo di tutti i piaceri, lasciandone gli appetiti, e porta seco tutti i dolori.
Più si diventa vecchi, e più è difficile tagliarsi le unghie dei piedi.
Arrivati a una certa età, non si può più discutere, si può solo imparare o insegnare. Imparare sarebbe, ancora, il meglio. Ma chi può insegnare a un vecchio? Deve imparare da se stesso, o sparire.
La vecchiaia è l'età della discrezione.
I vecchi sono due volte bambini.
Più invecchio anch'io, più mi accorgo che l'infanzia e la vecchiaia non solo si ricongiungono, ma sono i due stati più profondi che ci è dato vivere. In essi si rivela la vera essenza di un individuo, prima o dopo gli sforzi, le aspirazioni, le ambizioni della vita.
Un vecchio non s'improvvisa. Per farne uno, occorrono anni.
Si invecchia per lasciare il mondo con meno dolore.
Nessuno è tanto vecchio da non poter sperare in un altro giorno di vita. E un solo giorno è un momento della vita.
Si comincia a invecchiare quando tutto diventa déja vu, anche quello che non si è mai visto.