Che ci vuole a scrivere un libro? Leggerlo è la fatica.- Gesualdo Bufalino
Che ci vuole a scrivere un libro? Leggerlo è la fatica.
Occorrerebbe per la penna, come si usa per ogni micidiale strumento, il porto d'armi.
Morire. Non fosse che per fregare l'insonnia.
Se volete sapere di più su di voi, origliate dietro le porte.
Se una lezione ho imparato riguardo a questa cosa strana che è la vita, è che conviene viverla come se... Come se fossero reali tutte le larve che ci siamo inventate (amore, amicizia, famiglia, gloria, Dio...), di cui si maschera il niente.
Un teatro era il paese, un proscenio di pietre rosa, una festa di mirabilia. E come odorava di gelsomino sul far della sera. Non finirei mai di parlarne, di ritornare a specchiarmi in un così tenero miraggio di lontananze.
Ogni libro è anche la somma dei malintesi di cui è l'occasione.
I libri aggiungono all'infelicità dell'uomo una profondità che scambiamo per consolazione.
Il giornalismo è un viaggio all'esterno di se, i libri sono un viaggio dentro di se.
Per scrivere un libro nel terzo millennio ci vuole una smisurata superbia. Basta entrare in una biblioteca comunale e guardare le vetrine di un cartolaio per capire che il mondo non ha bisogno di un volume in più.
La cenere del passato ha la sua fenice, il libro.
Non c'è nessun amico più leale di un libro.
Tutto il senso del libro si potrebbe riassumere nelle parole: Quanto può dirsi, si può dir chiaro, e su ciò, di cui non si può parlare, si deve tacere.
Di libri basta uno per volta, quando non è d'avanzo.
Non merita d'essere letto il libro che non lasci desiderio d'essere riletto.
L'unica opera grande e perfetta è quella che non si sogna mai di realizzare.