Che ci vuole a scrivere un libro? Leggerlo è la fatica.- Gesualdo Bufalino
Che ci vuole a scrivere un libro? Leggerlo è la fatica.
Fra imbecilli che vogliono cambiare tutto e mascalzoni che non vogliono cambiare niente, com'è difficile scegliere!
Ci vogliono virtù a iosa per fare un vizio.
E se fossimo solo il Suo peccato originale, l'infrazione, la mela che non doveva mangiare?
Il dubbio è una passerella che trema fra l'errore e la verità.
La maggior parte dei libri saranno dimenticati. Impressione duratura la fanno solo quelli in cui l'autore ha messo tutto se stesso. In tutte le grandi opere si ritrova l'autore tutto intero.
Sono i libri che un uomo legge, quelli che lo accusano maggiormente.
Un libro non è soltanto, o non è sempre, un tempio delle idee o un'officina di musica e luce, è anche un luogo oscuro di sfoghi e di rimozioni, dove si combatte un duello senza pietà, con la sola scelta di guarire o morire.
Mi diletta perdermi nella mente altrui. Quando non vado a passeggio, leggo; sono incapace di star seduto a pensare. I libri pensano per me.
Un classico è un'opera che provoca incessantemente un pulviscolo di discorsi critici su di sé, ma continuamente se li scrolla di dosso.
Ogni libro è anche la somma dei malintesi di cui è l'occasione.
I libri sono l'alimento della giovinezza e la gioia della vecchiaia.
I libri pensano per me.
Per scrivere un libro nel terzo millennio ci vuole una smisurata superbia. Basta entrare in una biblioteca comunale e guardare le vetrine di un cartolaio per capire che il mondo non ha bisogno di un volume in più.
Il libro è l'oppio dell'Occidente.