Che ci vuole a scrivere un libro? Leggerlo è la fatica.- Gesualdo Bufalino
Che ci vuole a scrivere un libro? Leggerlo è la fatica.
Viaggiare significa aggiungere vita alla vita.
Capita a volte di sentirsi per un minuto felici. Non fatevi cogliere dal panico: è questione di un attimo e passa.
Controfavola: "Il re è nudo!", gridò il bambino. Non era vero, ma nessuno della folla ebbe cuore di contraddire un bambino cieco.
Un'idea innaffiata dal sangue dei martiri non è detto che sia meno stupida di un'altra.
Essere non comporta necessariamente l'esistere: Dio non esiste ma è.
Non esiste programma di vacanza più bello che proporsi di non leggere neppure un rigo, e dopo, niente di più piacevole che, al momento opportuno e con un libro veramente attraente, tradire il bel programma.
I libri sono di chi li legge.
Nessun vascello c'è che, come un libro, possa portarci in contrade lontane.
Si dicono classici quei libri che costituiscono una ricchezza per chi li ha letti e amati; ma costituiscono una ricchezza non minore per chi si riserba la fortuna di leggerli per la prima volta nelle condizioni migliori per gustarli.
I libri sono gli amici più tranquilli e costanti, e gli insegnanti più pazienti.
Dove bruciano libri, prima o poi qualcuno accenderà un televisore.
A che serve un libro senza dialoghi né figure?
Il tuo classico è quello che non può esserti indifferente e che ti serve per definire te stesso in rapporto e magari in contrasto con lui.
Uscire da un libro è come uscire dal meglio di sé. Passare dagli archi soffici e ariosi della mente alle goffaggini di un corpo accattone sempre in cerca di qualcosa è comunque una resa.