I fatti sono cocciuti, la morte il più cocciuto dei fatti.- Gesualdo Bufalino
I fatti sono cocciuti, la morte il più cocciuto dei fatti.
E se fossimo solo il Suo peccato originale, l'infrazione, la mela che non doveva mangiare?
L'amore, che sentimento difficile. Dove forse ciò che più conta è il teatrino della seduzione, il gioco di assoggettare qualcuno, di assoggettarsi a qualcuno.
Certi poeti moderni fanno pensare a ragni ubriacati con LSD.
Innamorarsi è un lusso, chi non può permetterselo finge.
Scrivere è continuare, inseguire al di là della tenebra quel fanalino fuggente che è l'uomo.
Si vive solo due volte: una volta quando si nasce e una volta quando si guarda la morte in faccia.
Morire. Non fosse che per fregare l'insonnia.
Morire non significa nulla, ma vivere sconfitti e senza gloria significa morire ogni giorno.
Guardando un cadavere, la morte mi sembra una partenza. Il cadavere mi dà l'impressione di un vestito smesso. Qualcuno se n'è andato e non ha avuto bisogno di portare con sé quell'unico vestito che indossava.
Morire è la condizione stessa dell'esistenza. In ciò mi rifaccio a tutti coloro che hanno detto che è la morte a dar senso alla vita proprio sottraendole tale senso. Essa è il non-senso che dà un senso negando questo senso.
La morte è questo: la completa uguaglianza degli ineguali.
Veder la china, il baratro profondo, la via senza ritorno, ultima via... Triste non è il tramonto, amica mia, triste è dover assistere al tramonto!.
I poeti danno molta importanza alla morte e alle afflizioni esteriori, ma le sole tragedie sono le sconfitte dell'anima e l'unica epopea è l'ascesa trionfante dell'uomo verso la divinità.
Un uomo morente ha bisogno di morire, come un uomo assonnato ha bisogno di dormire, e arriva un momento in cui è sbagliato, oltre che inutile, resistere.
Morte: il piacere di fare un viaggio senza valigie.