Io: un paesaggio che m'è venuto a noia.- Gesualdo Bufalino
Io: un paesaggio che m'è venuto a noia.
Gira, rigira, da Talete in poi la filosofia pesta l'acqua nel mortaio.
Chissà perché quando mi rado nel bagno, se provo a canticchiare un motivetto odierno, mi taglio.
Un grande scrittore è di solito meno intelligente di molti scrittori minori.
Ognuno sogna i sogni che si merita.
Bisogna che abbiamo un'idea molto primitiva dell'eternità se facciamo tanto caso del morire a trenta o a cent'anni.
Quale altro carcere è scuro come il nostro cuore! Quale carceriere così inesorabile come il nostro io!
Il piacere di essere gregge è più antico del piacere di essere io: e finché la buona coscienza si chiama gregge, solo la cattiva coscienza dice: io.
Depreco egualmente il trionfalismo di Kant e in genere di quelle filosofie che, trovando necessario partire dall'io, inneggiano ad esso come se fosse una grande conquista e non invece la miserabile sorte che ci è toccata.
Come il cavaliere, se non vuole essere disarcionato dal suo cavallo, è costretto spesso a ubbidirgli e a portarlo dove vuole, così anche l'Io ha l'abitudine di trasformare in azione la volontà dell'Es come se si trattasse della volontà propria.
L'io, ciò che non può mai divenire oggetto.
L'Io non va annullato, va piuttosto educato, purificato, talora severamente disciplinato, per raggiungere quella purezza verso cui è effettivamente predisposto.
Quel che il pubblico ti rimprovera, coltivalo, è il tuo io.
Chi è io? Cos'è questo intervallo tra me e me?
L'io, io!... Il più lurido di tutti i pronomi.
L'unico viaggio irrinunciabile è l'esplorazione dell'io.