Io: un paesaggio che m'è venuto a noia.- Gesualdo Bufalino
Io: un paesaggio che m'è venuto a noia.
Un pene innamorato è spesso balbuziente.
L'amore: un sentimento inventato. Ciò che conta è il gioco della seduzione, il rituale di piacere a qualcuno.
Simile a un colombo viaggiatore, il poeta porta sotto l'ala un messaggio che ignora.
Scrivere è continuare, inseguire al di là della tenebra quel fanalino fuggente che è l'uomo.
Eppure un guizzo solo di primavera basta a rendere allegra l'anima vedova, a mutare in piani di esaltata Arlecchina queste ostinate gramaglie.
In fondo, l'unica ragione perché si pensa sempre al proprio io, è che col nostro io dobbiamo stare più continuamente che con chiunque altro.
L'io, ciò che non può mai divenire oggetto.
L'Io non va annullato, va piuttosto educato, purificato, talora severamente disciplinato, per raggiungere quella purezza verso cui è effettivamente predisposto.
Il piacere di essere gregge è più antico del piacere di essere io: e finché la buona coscienza si chiama gregge, solo la cattiva coscienza dice: io.
L'Io non è cosa o fatto, è soprattutto azione.
Io: abbreviazione di Dio.
In molti individui appare già come una sfrontatezza che abbiano il coraggio di pronunciare la parola "io".
Il vero Io è quello che tu sei, non quello che hanno fatto di te.
Chi è io? Cos'è questo intervallo tra me e me?