Quel che il pubblico ti rimprovera, coltivalo, è il tuo io.- Jean Cocteau
Quel che il pubblico ti rimprovera, coltivalo, è il tuo io.
La morte non è che un'abolizione dello spazio e del tempo. Questo è anche il fine del cinema.
Lo stile è un modo semplice per dire cose complicate.
Il mistero è una posizione troppo favorevole perché uno spirito beneducato vi si mantenga.
Un capolavoro è una partita a scacchi vinta con scacco matto.
Motivi potentissimi e quasi sempre segreti sono all'origine di mille particolari che compongono la bellezza brulicante dell'universo. Una singolarità può sembrarci gratuita, ma la sua forza espressiva nasconde sempre delle radici.
L'io, ciò che non può mai divenire oggetto.
L'Io non è cosa o fatto, è soprattutto azione.
Il piacere di essere gregge è più antico del piacere di essere io: e finché la buona coscienza si chiama gregge, solo la cattiva coscienza dice: io.
L'Io non va annullato, va piuttosto educato, purificato, talora severamente disciplinato, per raggiungere quella purezza verso cui è effettivamente predisposto.
L'io, io!... Il più lurido di tutti i pronomi.
In molti individui appare già come una sfrontatezza che abbiano il coraggio di pronunciare la parola "io".
Depreco egualmente il trionfalismo di Kant e in genere di quelle filosofie che, trovando necessario partire dall'io, inneggiano ad esso come se fosse una grande conquista e non invece la miserabile sorte che ci è toccata.
L'io è odioso.
Chi è io? Cos'è questo intervallo tra me e me?
Di tutte le parole di tutte le lingue che conosco, quella che ha la massima concentrazione è l'inglese "I".