Quel che il pubblico ti rimprovera, coltivalo, è il tuo io.- Jean Cocteau
Quel che il pubblico ti rimprovera, coltivalo, è il tuo io.
Venezia, metà donna, metà pesce, è una sirena che si disfà di una palude dell'Adriatico.
L'unica opera che ha successo è quella che fallisce.
Un capolavoro è una partita a scacchi vinta con scacco matto.
Come artista, un uomo non può avere casa in Europa tranne che a Parigi.
La massa può amare un poeta solo per malinteso.
L'Io non va annullato, va piuttosto educato, purificato, talora severamente disciplinato, per raggiungere quella purezza verso cui è effettivamente predisposto.
Quale altro carcere è scuro come il nostro cuore! Quale carceriere così inesorabile come il nostro io!
Depreco egualmente il trionfalismo di Kant e in genere di quelle filosofie che, trovando necessario partire dall'io, inneggiano ad esso come se fosse una grande conquista e non invece la miserabile sorte che ci è toccata.
Il piacere di essere gregge è più antico del piacere di essere io: e finché la buona coscienza si chiama gregge, solo la cattiva coscienza dice: io.
Spesso si dice che questa o quella persona non ha ancora trovato se stesso. Ma l'io non è qualcosa che si scopre: è qualcosa che si crea.
L'io, ciò che non può mai divenire oggetto.
Io: un paesaggio che m'è venuto a noia.
Vorrei poter dimenticare che io son io.
In molti individui appare già come una sfrontatezza che abbiano il coraggio di pronunciare la parola "io".