Quel che il pubblico ti rimprovera, coltivalo, è il tuo io.- Jean Cocteau
Quel che il pubblico ti rimprovera, coltivalo, è il tuo io.
Il tatto nell'audacia, è sapere fino a che punto ci si può spingere troppo avanti.
Ciò che il pubblico ti rimprovera, coltivalo: sei tu stesso.
Un capolavoro è una partita a scacchi vinta con scacco matto.
L'estetica dell'insuccesso è l'unica durevole. Chi non capisce l'insuccesso è perduto.
I poeti parlano una sola lingua, ma non si comprendono ugualmente fra di loro.
Il vero Io è quello che tu sei, non quello che hanno fatto di te.
Di tutte le parole di tutte le lingue che conosco, quella che ha la massima concentrazione è l'inglese "I".
Chi è io? Cos'è questo intervallo tra me e me?
Depreco egualmente il trionfalismo di Kant e in genere di quelle filosofie che, trovando necessario partire dall'io, inneggiano ad esso come se fosse una grande conquista e non invece la miserabile sorte che ci è toccata.
Io: abbreviazione di Dio.
Come il cavaliere, se non vuole essere disarcionato dal suo cavallo, è costretto spesso a ubbidirgli e a portarlo dove vuole, così anche l'Io ha l'abitudine di trasformare in azione la volontà dell'Es come se si trattasse della volontà propria.
L'Io non è cosa o fatto, è soprattutto azione.
L'io è odioso.
Il piacere di essere gregge è più antico del piacere di essere io: e finché la buona coscienza si chiama gregge, solo la cattiva coscienza dice: io.
L'Io non va annullato, va piuttosto educato, purificato, talora severamente disciplinato, per raggiungere quella purezza verso cui è effettivamente predisposto.