Quel che il pubblico ti rimprovera, coltivalo, è il tuo io.- Jean Cocteau
Quel che il pubblico ti rimprovera, coltivalo, è il tuo io.
Il lusso è una virtù nobile, che non va confusa con il comfort.
Prima trovare. Poi cercare.
L'arte è la scienza resa chiara.
Venezia, metà donna, metà pesce, è una sirena che si disfà di una palude dell'Adriatico.
La vita è una caduta verticale.
L'Io non è cosa o fatto, è soprattutto azione.
In fondo, l'unica ragione perché si pensa sempre al proprio io, è che col nostro io dobbiamo stare più continuamente che con chiunque altro.
Depreco egualmente il trionfalismo di Kant e in genere di quelle filosofie che, trovando necessario partire dall'io, inneggiano ad esso come se fosse una grande conquista e non invece la miserabile sorte che ci è toccata.
L'unico viaggio irrinunciabile è l'esplorazione dell'io.
In molti individui appare già come una sfrontatezza che abbiano il coraggio di pronunciare la parola "io".
Il vero Io è quello che tu sei, non quello che hanno fatto di te.
Di tutte le parole di tutte le lingue che conosco, quella che ha la massima concentrazione è l'inglese "I".
Come il cavaliere, se non vuole essere disarcionato dal suo cavallo, è costretto spesso a ubbidirgli e a portarlo dove vuole, così anche l'Io ha l'abitudine di trasformare in azione la volontà dell'Es come se si trattasse della volontà propria.
Chi è io? Cos'è questo intervallo tra me e me?
Quale altro carcere è scuro come il nostro cuore! Quale carceriere così inesorabile come il nostro io!