Che cos'è il piacere, se non un dolore straordinariamente dolce.
Il commerciante ha in tutto il mondo la medesima religione.
I saggi producono idee nuove, gli stupidi le spargono.
Comprimi ora il tuo cuore sul mio, sicché le fiamme unite si consumino.
Non chiedetemi che cosa ho, ma che cosa sono.
Gli avvocati, questi girarrosti delle leggi che, a forza di girarle e rigirarle, finiscono per cavarne un arrosto per loro.
Ma il dolore non intende prestare ascolto alla ragione, perché il dolore ha una sua propria ragione che non è ragionevole.
Immaginare il bene ci rende soltanto più sensibili al male. Il dente crudele del dolore non fa mai soffrire tanto come quando rode la ferita e non la taglia di netto.
Il fascino divino che avviene per mezzo della parola è generatore di piacere e liberatore dal dolore. La forza dell'incantesimo, accompagnandosi all'opinione dell'anima, la seduce e la persuade e la trasforma per mezzo del suo incanto.
Il dolore è il punto d'appoggio del piacere.
Cosa resta di tutto il dolore che abbiamo creduto di soffrire da giovani? Niente, neppure una reminiscenza. Il peggio, una volta sperimentato, si riduce col tempo a un risolino di stupore, stupore di essercela presa per così poco.
È cattiva la gente che non ha provato il dolore. Perché quando si prova il dolore, non si può più voler male a nessuno.
Il dolore è una dote per un animo duro.
La felicità è benefica al corpo, ma è il dolore quello che sviluppa le facoltà dello spirito.
Non ci consoliamo dei dolori, ce ne distraiamo.
Il dolore allorché è profondo e vero è un peso che non si sgrava mai dal cuore.