Dovunque si bruciano i libri, si finisce per bruciare anche gli uomini.- Heinrich Heine
Dovunque si bruciano i libri, si finisce per bruciare anche gli uomini.
Solo chi beneficia dell'elogio apprezza la critica.
Dio mi perdonerà: è il suo mestiere.
Un libro, come un bambino, ha bisogno di tempo per nascere. I libri scritti in fretta mi ispirano diffidenza nei confronti dell'autore. Una donna per bene non dà alla luce un figlio prima dei nove mesi di rito.
Gli ebrei, se sono buoni, sono migliori, se cattivi, peggiori dei cristiani.
Se, come molti credono, viviamo ancora nella giovinezza dell'umanità, allora il cristianesimo è una delle più stravaganti fra le sue idee infantili, che fanno molto più credito al suo cuore che al suo cervello.
Il libro deve desiderare penna, inchiostro e scrivania: ma di solito sono penna, inchiostro e scrivania a desiderare il libro. Perciò oggi i libri valgono così poco.
A che serve un libro senza dialoghi né figure?
Il libro non è un ente chiuso alla comunicazione: è una relazione, è un asse di innumerevoli relazioni.
A volte capita a noi come ai libri: ci troviamo nel posto sbagliato.
I veri libri devono essere figli non della luce e delle chiacchere ma dell'oscurità e del silenzio.
Non esistono libri morali o immorali. I libri sono scritti bene o scritti male. Questo è tutto.
Per quello che mi riguarda, se un libro è ben scritto, lo trovo sempre troppo corto.
Un vero libro è sempre arduo, anche quando sembra linguisticamente e concettualmente semplice.
Certi libri già dopo tre righe mostrano un radiatore che fuma.
Un monaco dovrebbe certo amare i suoi libri con umiltà, volendo il ben loro e non la gloria della propria curiosità: me quello che per i laici è la tentazione dell'adulterio e per gli ecclesiastici regolari è la brama di richezze, questa per i monaci è la seduzione della conoscenza.