Dovunque si bruciano i libri, si finisce per bruciare anche gli uomini.- Heinrich Heine
Dovunque si bruciano i libri, si finisce per bruciare anche gli uomini.
Solo chi beneficia dell'elogio apprezza la critica.
Il comunismo possiede un linguaggio che ogni persona può comprendere: i suoi elementi sono fame, invidia, e morte.
La persecuzione di chi la pensa diversamente è soprattutto monopolio del clero.
Gli ebrei, se sono buoni, sono migliori, se cattivi, peggiori dei cristiani.
Che cos'è il piacere, se non un dolore straordinariamente dolce.
Il libro non è un ente chiuso alla comunicazione: è una relazione, è un asse di innumerevoli relazioni.
Di libri basta uno per volta, quando non è d'avanzo.
Un tempo i libri erano scritti dagli uomini di lettere e letti dal pubblico. Oggi li scrive il pubblico e non li legge nessuno.
È un pensiero che calma e dà forza, sapere che tra i libri che possediamo ce ne sono alcuni sufficienti a liberare e a salvare. Se ne aggiungono di nuovi, quasi ogni giorno, ma quelli necessari già ci sono da tempo.
La fraternità con i libri è forse la più alta forma di vita sociale.
Si può essere colti sia avendo letto dieci libri che dieci volte lo stesso libro. Dovrebbero preoccuparsi solo coloro che di libri non ne leggono mai. Ma proprio per questa ragione essi sono gli unici che non avranno mai preoccupazioni di questo genere.
Un libro è uno specchio. Se ci si guarda una scimmia, quella che compare non è evidentemente l'immagine di un apostolo.
Scrivere un libro senza preoccuparsi della sua sopravvivenza sarebbe da imbecilli.
A volte capita a noi come ai libri: ci troviamo nel posto sbagliato.
Fare un'opera e, dopo averla fatta, riconoscere che è brutta, è una delle tragedie dell'anima. Soprattutto è grande quando si riconosce che quell'opera è la migliore che si potesse fare.