L'italiano non lavora, fatica.- Leo Longanesi
L'italiano non lavora, fatica.
L'arte di trascorrere il tempo è l'arte di non inseguirlo.
Una vedova desta sempre fascino, attira. Il povero morto è un ruffiano tremendo.
Un vero giornalista spiega benissimo quello che non sa.
Quanti milioni di alberi si sarebbero potuti salvare se, invece di scrivere un brutto romanzo, molti scrittori si fossero accontentati di un solo aforisma.
È così egocentrico che se va a un matrimonio vorrebbe essere la sposa e a un funerale il morto.
Italia, la terra dei geni troppo compresi.
E quest'Italia, un'Italia che c'è anche se viene zittita o irrisa o insultata, guai a chi me la tocca. Guai a chi me la ruba, guai a chi me la invade.
Nessuno, come gli italiani, sa organizzare così bene le tempeste dentro ai bicchieri d'acqua.
Gli italiani sono sempre pronti a correre in soccorso dei vincitori.
In quest'Italia agli adulti si concede di fingersi vecchi per andare in pensione, ma poi da pensionati di regredire a giovani.
Gli italiani non sono parricidi; sono fratricidi... Vogliono darsi al padre, ed avere da lui, in cambio, il permesso di uccidere gli altri fratelli.
Ormai è consenso comune che il popolo italiano non legge i giornali, li ripassa; ch'egli non sa che farne degli articoli di fondo, poiché gli basta il notiziario.
In Italia il lavoro bisognava tenerselo stretto, anche quello noioso.
L'unità d'Italia, sognata dai padri del risorgimento, oggi si chiama pastasciutta; per essa non si è versato sangue, ma molta pummarola.
Fra trent'anni l'Italia sarà non come l'avranno fatta i governi, ma come l'avrà fatta la televisione.