Il professore di lingue morte si suicidò per parlare le lingue che sapeva.- Leo Longanesi
Il professore di lingue morte si suicidò per parlare le lingue che sapeva.
Un vero giornalista: spiega benissimo quello che non sa.
L'italiano non lavora, fatica.
La miseria italiana è la grande scusa che permette al governo di gettar via denari.
La domenica è il giorno in cui ci si propone di lavorare anche la domenica.
Gli italiani sono buoni a nulla ma capaci di tutto.
La lingua, come la realtà, è vendicativa: o la pensi o sei pensato. E se sei pensato, sei fritto.
Lo stile di un autore dovrebbe essere l'immagine della sua mente, ma la scelta e la padronanza della lingua è frutto dell'esercizio.
Ci fu data la lingua, sì, per parlare; ma anche i denti per tenerla assiepata.
Poiché i nostri pensieri sono fatui, la lingua diventa sgradevole e sciatta, ma la trascuratezza della lingua favorisce a sua volta la tendenza ad avere fatui pensieri.
Ogni lingua ha un suo silenzio.
Una lingua che non si evolve e rifiuta ogni apporto esterno, è una lingua morta. Ma se si evolve e cambia troppo rapidamente, accettando dall'estero tutto, brillanti e spazzatura, rischia di perdere la sua individualità, e di morire per altra via.
Tutto può cambiare, ma non la lingua che ci portiamo dentro, anzi che ci contiene dentro di sé come un mondo più esclusivo e definitivo del ventre materno.
Che ci siano lingue diverse è il fatto più misterioso dell'umanità.
La correttezza della lingua è la premessa della chiarezza morale e dell'onestà.
Le lingue sono sempre il termometro de' costumi, delle opinioni ec. delle nazioni e de' tempi, e seguono per natura l'andamento di questi.