Il primo requisito per l'immortalità è la morte.- Stanislaw J. Lec
Il primo requisito per l'immortalità è la morte.
Ci saranno sempre degli eschimesi pronti a dettare le norme su come si devono comportare gli abitanti del Congo durante la calura.
Il peggior sporco è quello morale: istiga ad un bagno di sangue.
Poveretto è chi non vede le stelle senza una botta in testa.
Chissà che cosa avrebbe scoperto Colombo se l'America non gli avesse sbarrato la strada.
Si può seguire coerentemente uno scopo per tutta la vita, se quello si sposta di continuo.
Non v'è rimedio per la nascita e la morte salvo godersi l'intervallo.
Un artista ha la morte sempre con sé, come un bravo prete il suo breviario.
Quando Morte tra noi disciolse il nodo, Che prima avvinse il Ciel, Natura e Amore, Tolse agli occhi l' oggetto, il cibo al core, L' alme congiunse in più congiunto modo.
Parlare di morte è come parlare di denaro. Noi non sappiamo né il prezzo né il valore.
Quando un uomo muore, un capitolo non viene strappato dal libro, ma viene tradotto in una lingua migliore.
La morte non è niente per noi. Ciò che si dissolve non ha più sensibilità, e ciò che non ha sensibilità non è niente per noi.
La morte è un sonno senza sogni e forse senza risveglio.
Tutti dobbiamo morire, l'importante è morire bene.
La separazione e la morte sono atroci. Però un amore che non sembri l'ultimo della vita, per una donna non è che un inutile passatempo.
Il bene che si dirà di noi dopo la nostra morte ci consolerà del male che si sarebbe detto della nostra vita se fosse durata troppo a lungo.