Vanità: Il tributo di un imbecille ai meriti dell'asino più prossimo.- Ambrose Bierce
Vanità: Il tributo di un imbecille ai meriti dell'asino più prossimo.
Pazienza (s.f.). Forma minore di disperazione, travestita da nobile virtù.
Merito (s.m.). Le qualità che dimostrano il nostro buon diritto a ottenere ciò che qualcun altro si prende.
Emigrante. Un ingenuo convinto che un paese possa essere migliore di un altro.
Ragionare. Calcolare le probabilità sulla bilancia dei desideri.
Fede. Credere senza prove a ciò che ci viene detto da uno che parla senza cognizione di causa di cose senza paragone.
Chi nega la propria vanità, di solito la possiede in forma così brutale da chiudere istintivamente gli occhi davanti ad essa, per non dover disprezzare se stesso.
Non c'è modestia senza vanità.
Che animale vorace è la vanità! Si nutre sia del successo che dell'insuccesso, della fortuna come della disgrazia, dell'amore come dell'odio, e in caso di necessità riesce a vivere del proprio grasso, diventando anzi ancora più grassa.
La vanità degli uni non fa che ferire la vanità degli altri.
La felicità non sta nell'essere amati: questa è soltanto una soddisfazione di vanità mista a disgusto. La felicità è nell'amare.
Il massimo della vanità è scrivere i propri pensieri, nascondere il quaderno e sperare che qualcuno lo trovi.
Chi scrive contro la vanità vuole la gloria di avere scritto cose giuste, e i loro lettori la gloria di leggere cose giuste, e io che scrivo questo ho lo stesso desiderio, come forse anche coloro che lo stanno leggendo.
È più facile disfarsi dei vizi che delle vanità.
Il piangere si addice solo o ai seduttori che vogliono conquistare con le frasi l'incauta vanità delle donne, o ai sognatori.
La vanità, insaziato cormorano, consumato tutto il resto, addenta le sue viscere.