Nulla è da temere da uomo che pensi abitualmente alla morte.- Arturo Graf
Nulla è da temere da uomo che pensi abitualmente alla morte.
Irragionevolezza, più che comune, universale: credere che ciò che fa per noi, debba fare per gli altri, e ciò che non fa per noi non debba fare per gli altri.
Chi, per tema d'inciampare, si guarda sempre a' piedi, non inciamperà forse mai, ma non vedrà, né ciò che gli sta sul capo, né ciò che gli sta dintorno.
L'esperienza ammonisce che bisogna qualche volta chiudere un occhio, ma che non bisogna mai chiuderli tutt'e due.
Può dire di non essere mai andato a scuola chi non fu alla scuola del dolore.
La cosa che noi ignoriamo più di tutte l'altre è la nostra stessa ignoranza.
Morire non mi piace per niente. È l'ultima cosa che farò.
Temere la morte è più doloroso di morire.
È più facile sopportare la morte senza pensarvi che il pensiero della morte senza pericolo.
Per la morte non c'è spazio, ma le vite volano e si aggiungono alle stelle nell'alto cielo.
Non ho paura della morte, ma di morire.
Io sono decisamente antimorte. Dio sembra essere sotto ogni profilo promorte. Non vedo come potremmo andare d'accordo sulla questione, lui e io.
Non ci si prepara alla morte, ci si separa della vita.
Qualche volta si scopre che la morte è molto posteriore alla vera morte, come la vita, a sua volta, anteriore alla coscienza della vita.
Spero che l'uscita sia gioiosa e spero di non tornare mai più.