Che cosa farò a Roma? Non so mentire.- Decimo Giunio Giovenale
Che cosa farò a Roma? Non so mentire.
Questo bisogna chiedere nelle preghiere: una mente sana in un corpo sano.
Finché la suocera è in vita, la pace domestica è fuori discussione.
Letto negato al sonno, dalle donne dannato a sanguinose incessanti logomachie il letto coniugale.
Spesso si è indulgenti nei confronti dei corvi e si condannano le colombe.
Panem et circences.
Ho un libro dove metto una crocetta per ogni viaggio ripetuto a Roma, New York, Tokyo o ovunque nel mondo. È un giochino divertente, e le croci sotto la voce "Roma" sono parecchie centinaia. La conosco bene.
Grazie Roma, che ci fai piangere e abbracciati ancora. Grazie Roma, grazie Roma, che ci fai vivere e sentire ancora una persona nuova.
Roma ha l'osteria, luogo popolaresco, un po' buio, bonario, con tavole di marmo, boccali di vino, belle insegne rossastre con le scritte: «Vino dei Castelli a tanto il litro».
Che cosa, migliore di Roma?
Se non fossi venuto a Roma, non mi sarei mai innalzato, e se non mi fossi innalzato, non sarei caduto.
Ci si annoia talvolta a Roma il secondo mese di soggiorno, ma giammai il sesto, e, se si resta sino al dodicesimo, si è afferrati dall'idea di stabilirvisi.
La tenaglia del colonnato di San Pietro, pronta a mordere la città di Roma.
Roma ha questo di buono, che non giudica, assolve.
Roma de travertino, rifatta de cartone, saluta l'imbianchino, suo prossimo padrone.
Di Roma amo i ristoranti, le chiese e il modo naturale degli italiani di vivere la religione.