La morte è una battaglia sempre perduta.- Elias Canetti
La morte è una battaglia sempre perduta.
Le donne più sciocche: quelle che vanno subito a raccontare tutto; al primo orecchio che capita; e prima che le cose siano veramente successe.
Abbandonarsi ai propri pensieri per un'ora, ogni giorno, senza scopo: basta questo per rimanere qualcosa che somigli a un uomo.
L'uomo, l'animale che si ricorda di quello che uccide.
L'uomo migliore non sarebbe colui che ha meno bisogni, bensì colui che, per mezzo di ciò di cui ha bisogno, regala di più.
Gli uomini più tremendi: quelli che sanno tutto e ci credono.
Il grande dolore che ci provoca la morte di un buon conoscente ed amico deriva dalla consapevolezza che in ogni individuo v'è qualcosa che è solo suo, e che va perduto per sempre.
Essere morti significa svegliarsi dalla parte sbagliata dei propri sogni.
In ogni uomo che muore muore con lui, la sua prima neve, il primo bacio, la prima lotta. Non muoiono le persone, ma muoiono i mondi dentro di loro.
Non sapendo come cavarsela, la natura ci fa morire.
La morte ti sovrasta: fin tanto che vivi, fin tanto che puoi, sii buono.
La maledizione del dover morire dovrà diventare una benedizione: che si possa ancora morire quando vivere è insopportabile.
La vita fa l'analisi, la morte si incarica della sintesi.
La morte è solo l'inizio del secondo tempo.
Che cos'è che ci fa così spavento della morte? Quello che ci fa paura, che ci congela davanti a quel momento è l'idea che scomparirà in quell'attimo tutto quello a cui noi siamo tanto attaccati. Prima di tutto il corpo. Del corpo ne abbiamo fatto un'ossessione.