Morte. La più implacabile delle malattie ereditarie.- Fausto Gianfranceschi
Morte. La più implacabile delle malattie ereditarie.
Scrivo, quindi sono.
Sopravvivere per curare la propria sopravvivenza, senza tempo né voglia per altro? Meglio scomparire.
L'uomo si adatta a tutto, anche ai propri simili.
Il trionfo del nichilismo: si muore per niente, in incidenti.
Non bisogna temere la malinconia, perché temendola la feriamo e la rendiamo più aggressiva. Conviene accettarla educatamente, la si può persino gustare.
La morte è solo l'inizio del secondo tempo.
Molte persone muoiono a venticinque anni e non vengono sepolti fino a quando non ne hanno settantacinque.
La morte, se somiglia allo spegnersi di una luce non mi spaventa: tutt'al più mi scoccia. L'unica cosa che mi spaventa è il dolore.
È morto col sorriso sulle labbra. Altrui.
Nessuno si uccide. La morte è destino. Non si può che augurarsela, Ippòloco.
Ed è il pensiero della morte che, in fine, aiuta a vivere.
La prima e più saliente contrapposizione è tra uomini e donne; la seconda, fra i vivi e i morti; la terza, fra amici e nemici.
La morte, la vita, la fama, l'infamia, il dolore, il piacere, la ricchezza, la povertà, tutto ciò tocca ugualmente a buoni e cattivi, non essendo queste cose né belle né brutte; e, dunque, neppure beni o mali.
Noi dovremmo piangere per gli uomini alla loro nascita, non alla loro morte.
Una donna stende il bucato nel silenzio. La morte è senza vento.