Morrai non perché sei malato, ma perché vivi.- Michel de Montaigne
Morrai non perché sei malato, ma perché vivi.
Faccio dire ad altri quello che non so dire bene, talvolta per debolezza del mio linguaggio, talaltra per debolezza dei miei sensi.
La povertà di beni può essere curata facilmente; quella di spirito, è incurabile.
La gioia profonda ha più severità che gaiezza; l'appagamento estremo e completo, più calma che giocondità.
L'abitudine ci nasconde il vero aspetto delle cose.
La vecchiaia mette più rughe sullo spirito che sul volto.
Muiono le città, muoiono i regni, copre i fasti e le pompe arena ed erba, e l'uom d'esser mortal par che si sdegni: oh nostra mente cupida e superba!
L'importante è che la morte mi colga vivo.
Quando si muore si ha ben altro da fare che di pensare alla morte.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.
Spero di resistere alle mattutine serenate della morte.
Il grande dolore che ci provoca la morte di un buon conoscente ed amico deriva dalla consapevolezza che in ogni individuo v'è qualcosa che è solo suo, e che va perduto per sempre.
La morte è più forte dell'amore, è una sfida all'esistenza.
La pallida morte batte ugualmente al tugurio del povero come al castello dei re.
Il privilegio dei morti: non moriranno più.
La tradizionale versione apocalittica di una fine del mondo, con i suoi immani cataclismi che investono tutti, è anche rassicurante, perché permette di sovrastare l'angoscia della propria morte con l'immagine di una morte universale, di roghi e diluvi che bruciano e sommergono ogni cosa.