Chi non ha pretese non ha neanche dispiaceri.- Pier Paolo Pasolini
Chi non ha pretese non ha neanche dispiaceri.
Ciò che resta originario nell'operaio è ciò che non è verbale: per esempio la sua fisicità, la sua voce, il suo corpo. Il corpo: ecco una terra non ancora colonizzata dal potere.
L'ottica dei pazzi è da prendersi in seria considerazione: a meno che non si voglia essere progrediti in tutto fuorché sul problema dei pazzi, limitandosi comodamente a rimuoverli.
Ci sono nel calcio dei momenti che sono esclusivamente poetici: si tratta dei momenti del "goal". Ogni goal è sempre un'invenzione, è sempre una sovversione del codice: ogni goal è ineluttabilità, folgorazione, stupore, irreversibilità. Proprio come la parola poetica.
La Chiesa non può che essere reazionaria: non può che essere dalla parte del Potere; non può che accettare le regole autoritarie e formali della convivenza.
I primi ricordi della vita sono ricordi visivi. La vita, nel ricordo, diventa un film muto.
Le cose buone ci dispiacciono, quando non ne siamo all'altezza.
Il "mi dispiace" è il pronto soccorso delle emozioni umane.
Quando arrivano i dispiaceri, non arrivano come singole spie, ma in battaglioni.
Il piacere di dispiacere a chi si vuol far piacere.
La punizione più grande per l'uomo perverso consiste nel dispiacere a sé e ai suoi.
Ciò che vi è di inebriante nel cattivo gusto, è il piacere aristocratico di dispiacere.
I dispiaceri sono servitori oscuri, detestati, contro cui si lotta, sotto il cui dominio si cade ogni giorno di più, servitori atroci, insostituibili, e che, per vie sotterranee, ci conducono alla verità e alla morte.
La mia fantasia è inceppata: ho bisogno di un piccolo dispiacere.
Si negò anche questo: il piacere del dispiacere.