Non c'è male all'infuori della colpa.- Marco Tullio Cicerone
Non c'è male all'infuori della colpa.
Fa uso della passione solo chi non sa usare la ragione.
Nulla c'è che Dio non possa fare.
Il bene pubblico è la legge suprema.
Nessuno è tanto vecchio da non credere di poter vivere ancora un anno.
La parsimonia è un gran capitale.
Un uomo non può chiamarsi reo prima della sentenza del giudice, nè la società può toglierli la pubblica protezione, se non quando sia deciso ch'egli abbia violati i patti coi quali le fu accordata.
L'uomo può sopportare le disgrazie, esse sono accidentali e vengono dal di fuori: ma soffrire per le proprie colpe, ecco l'aculeo della vita.
Si dimentica la propria colpa, quando la si è confessata a un altro, ma di solito non la dimentica l'altro.
Ogni colpa sembra mostruosa finché non arriva un'altra colpa che le sia compagna.
L'assoluzione del colpevole condanna il giudice.
Quando le cose mi cadono dalle mani, non è colpa mia, è colpa delle cose.
Ricorda che si dovrebbe essere grati che vi siano delle colpe di cui si può essere accusati ingiustamente.
I colpevoli è meglio sceglierli che cercarli.
La colpa è così piena d'ingenua gelosia che si versa da sola per timore d'essere versata.
Colui che è capace di sorridere quando tutto va male, è perché già ha pensato a chi dare la colpa.