Morire. Non fosse che per fregare l'insonnia.- Gesualdo Bufalino
Morire. Non fosse che per fregare l'insonnia.
Sono gli uomini che hanno dissuaso Dio dall'esistere.
Vi sono suicidi invisibili. Si rimane in vita per pura diplomazia, si beve, si mangia, si cammina. Gli altri ci cascano sempre, ma noi sappiamo, con un riso interno, che si sbagliano, che siamo morti.
Controfavola: "Il re è nudo!", gridò il bambino. Non era vero, ma nessuno della folla ebbe cuore di contraddire un bambino cieco.
Con le donne accade due volte di non saper cosa dire: all'inizio e alla fine d'un amore.
Gli assenti hanno una volta torto ma novantanove volte ragione.
Chi non vuole morire non vuole vivere.
Se la morte non fosse una forma di soluzione, i viventi avrebbero già trovato un modo qualsiasi di aggirarla.
L'interesse per la malattia e la morte è sempre e soltanto un'altra espressione dell'interesse per la vita.
Quando Morte tra noi disciolse il nodo, Che prima avvinse il Ciel, Natura e Amore, Tolse agli occhi l' oggetto, il cibo al core, L' alme congiunse in più congiunto modo.
Chi sarebbe così insensato da morire senza aver fatto almeno il giro della propria prigione?
Cerchiamo d'entrare nella morte a occhi aperti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.
L'eccesso di dolore per la morte è follia; perché è una ferita ai viventi, e i morti non la conoscono.
La vita dei morti è riposta nel ricordo dei vivi.
Molte persone muoiono a venticinque anni e non vengono sepolti fino a quando non ne hanno settantacinque.