La costanza di un'abitudine è di solito proporzionale alla sua assurdità.- Marcel Proust
La costanza di un'abitudine è di solito proporzionale alla sua assurdità.
Nella patologia nervosa, un medico che non dice troppe stupidaggini è un malato guarito a metà.
In amore è più facile rinunciare a un sentimento che perdere un'abitudine.
A volte per i morti si fanno cose che non si sarebbero fatte per i vivi.
Tutte le decisioni definitive sono prese in uno stato d'animo che non è destinato a durare.
È nella malattia che ci rendiamo conto che non viviamo soli, ma incatenati a un essere d'un altro regno, dal quale ci separano degli abissi, che non ci conosce e dal quale è impossibile farci comprendere: il nostro corpo.
L'abitudine è una seconda natura che distrugge la prima.
L'abitudine è un mostro che consuma e distrugge tutti i sentimenti, tutte le inclinazioni. Allo stesso modo è un angelo in tutto ciò che dà inaspettatamente alle azioni buone e virtuose una facilità, una sembianza naturale, che le fa credere innate nell'uomo.
Prendere un'abitudine è cominciare a cessare di essere.
Viviamo di solito nell'abitudine, con il nostro essere ridotto al minimo. Le nostre facoltà restano addormentate, riposando sui guanciali dell'abitudine: essa sa quello che c'è da fare e non ha bisogno di loro.
L'abitudine viene spesso scambiata per amore.
Non è possibile o non è facile mutare col ragionamento ciò che da molto tempo si è impresso nel carattere.
Due cose assolutamente opposte ci condizionano ugualmente: l'abitudine e la novità.
L'abitudine è la grande guida della vita umana.
Non cambierò di certo le mie abitudini o i miei comportamenti per paura. Neppure se il senso comune e l'opinione pubblica li condannassero.
L'abitudine è l'abitudine, e nessun uomo può buttarla dalla finestra; se mai la si può sospingere giù per le scale, un gradino alla volta.