La costanza di un'abitudine è di solito proporzionale alla sua assurdità.- Marcel Proust
La costanza di un'abitudine è di solito proporzionale alla sua assurdità.
Come quelli che si mettono in viaggio per vedere con i loro occhi una città desiderata e immaginano si possa godere, in una realtà, le delizie della fantasia.
A partire da una certa età, per amor proprio e per furberia, le cose che desideriamo di più sono quelle a cui fingiamo di non tenere.
La nobiltà o il denaro sono soltanto lo zero che moltiplica il valore.
Credere alla medicina sarebbe la suprema follia se non crederci ne costituisse una più grande, giacché da questo accumulo d'errori, alla lunga, sono venute fuori alcune verità.
È incredibile come la gelosia, che passa il suo tempo a fare piccole supposizioni nel falso, abbia poca immaginazione nello scoprire il vero.
L'abitudine è la più infame delle malattie perché ci fa accettare qualsiasi disgrazia, qualsiasi dolore, qualsiasi morte.
Non nella novità, ma nell'abitudine troviamo i piaceri più grandi.
Si cambia più facilmente religione che caffè.
Certe abitudini si possono più facilmente troncare che moderare.
L'abitudine e il timore del nuovo sono ostacoli alla nostra crescita e ci fanno rimanere quelli di sempre con una vita piatta, insignificante e sempre uguale.
Noi siamo abituati a scendere a patti con la realtà per acquistare un ruolo. Svendiamo i nostri sensi per trovare un gesto. Rinunciamo alla capacità di sentire e in cambio otteniamo una maschera.
Niente è più forte dell'abitudine.
L'abitudine è un abito che, indossato da giovani, ci rifiutiamo di togliere vita natural durante.
Prendere un'abitudine è cominciare a cessare di essere.
Tutte le abitudini diventano una seconda natura, quando si tengono a lungo le finestre tappate si finisce per amare il puzzo più dell'aria fresca.