Né visita di morto senza riso, né sposalizio senza pianto.- Giovanni Verga
Né visita di morto senza riso, né sposalizio senza pianto.
Quando gli dissero che era tempo di lasciare la sua roba, per pensare all'anima, uscì nel cortile come un pazzo, barcollando, e andava ammazzando a colpi di bastone le sue anitre e i suoi tacchini, e strillava: 'Roba mia, vientene con me!'.
Oggi non si ha più riguardo a nessuno. Dicono che chi ha più denari, quello ha ragione.
Chi piglia bellezze piglia corna.
Chi ha il cuore contento sempre canta.
Al servo pazienza, al padrone prudenza.
Morire. Non fosse che per fregare l'insonnia.
Mai come oggi gli uomini sono morti così silenziosamente e igienicamente e mai sono stati così soli.
La morte ci fa rinunciare a quello che la vita non ci avrebbe mai dato.
Noi tendiamo alla morte, come la freccia al bersaglio, e mai falliamo la mira.
La morte! quel tipo vero dell'uguaglianza che distrugge inesorabilmente ogni superiorità mondana e confonde in un ammasso di putredine gli avanzi dell'imperante e del mendico! la morte deve stupire di tanta differenza fra i funerali del povero e quelli del ricco!
Che cosa è la morte per me? Un grado di più nella calma, e forse nel silenzio.
Semplicemente per confortare chi prova spavento della morte, Gesù ha esternato la propria paura, perché ognuno sapesse che tale paura non lo induce in peccato, purché egli tenga duro.
La prova migliore del fatto che si è stati veramente ammalati è quella di morire: ciò soddisfa tutte le esigenze scientifiche e amministrative.
La morte è solo l'inizio del secondo tempo.
Ai lutti succedono presto o tardi eventi lieti, è legge della vita.