Ogni volta che penso alla crocifissione di Cristo pecco d'invidia.- Simone Weil
Ogni volta che penso alla crocifissione di Cristo pecco d'invidia.
Si ha l'esperienza del male solo vietandoci di compierlo; o, se lo si è compiuto, pentendosene.
La bellezza promette sempre, ma non dà mai nulla.
L'algebra e il denaro sono essenzialmente livellatori; la prima intellettualmente, l'altro effettivamente.
Vi è un punto di sventura in cui non si è più capaci di sopportare né che essa continui, né di esserne liberati.
I soldati non si espongono alla morte, sono mandati al massacro.
Credo che l'invidia sia il mio peccato...
Sono immune dall'invidia, libero di provare ammirazione e amicizia, che bellezza! Non c'è niente di più triste di qualcuno che soffre per il successo altrui, che è schiavo della critica e del rancore, che trasuda invidia, che si dibatte nel dispetto: un infelice.
Benedetto colui che ha imparato ad ammirare, ma non invidiare, a seguire ma non imitare, a lodare ma non lusingare, a condurre ma non manipolare.
Pochissime persone parlano chiaramente e volentieri dell'invidia che provano: parlarne apertamente inibisce perché è come mettersi a nudo, svelare la parte più meschina e vulnerabile di sé.
L'uomo invidioso pensa che se il suo vicino si rompe una gamba, egli sarà in grado di camminare meglio.
L'invidia non è altro che un odio per la superiorità altrui.
Se c'era invidia tra noi modelle non mi riguardava. Ero l'unica coi capelli rossi: avevo un mercato mio.
Come una falena rode un indumento, così fa l'invidia consuma una persona.
Tre sono gli istinti primordiali: l'angoscia, l'invidia e il senso di immortalità.
L'invidia è come una palla di gomma che più la spingi sotto e più ti torna a galla.