La morte di un uomo è meno affar suo che di chi gli sopravvive.- Thomas Mann
La morte di un uomo è meno affar suo che di chi gli sopravvive.
Fermezza di fronte al destino, grazia nella sofferenza, non vuol dire semplicemente subire: è un'azione attiva, un trionfo positivo.
La partenza, non meno del ritorno, appare impossibile al disperato.
Ciò che è tipico ci lascia freddi, soltanto l'individuale ci fa rabbrividire.
Il mito è il fondamento della vita, lo schema senza tempo, la formula secondo cui la vita si esprime quando fugge al di fuori dell'inconscio.
Il tempo raffredda, il tempo chiarifica; nessuno stato d'animo si può mantenere del tutto inalterato nello scorrere delle ore.
Le moribonde parole dello Incas. Secondo cui la morte arriva per nulla, circonfusa di silenzio, come una tacita, ultima combinazione del pensiero.
Morire significa separarti non solo da quello che eri, ma anche da quello che non hai potuto diventare. Quest'ultimo aspetto della morte è il più inquietante.
La morte è l'unica cosa che riesce a spaventarmi. La detesto perché oggi si può sopravvivere a tutto tranne che a lei. La morte e la volgarità sono le uniche due realtà che il diciannovesimo secolo non è riuscito a spiegare.
Non è che ho paura di morire. È che non vorrei essere lì quando succede.
La radice di qualsiasi schiavitù è la morte.
La morte mette fine alla vita, non ad una relazione.
Vado a cercare un Grande Forse.
Vivi come se dovessi morire domani. Impara come se dovessi vivere per sempre.
Si nasce una sola volta, ma si muore per sempre.
Non ho paura di morire. E' solo che non vorrei essere lì quando questo succede.