La morte di un uomo è meno affar suo che di chi gli sopravvive.- Thomas Mann
La morte di un uomo è meno affar suo che di chi gli sopravvive.
Questa era Venezia, la bella lusinghiera e ambigua, la città metà fiaba e metà trappola,, nella cui atmosfera corrotta l' arte un tempo si sviluppò rigogliosa, e che suggerì ai musicisti melodie che cullano in sonni voluttuosi.
Si dice che l'attesa sia lunga, noiosa. Ma è anche, in realtà, breve, poichè inghiotte quantità di tempo senza che vengano vissute le ore che passano e senza utilizzarle.
Alla passione, come al delitto, non si addicono l'ordine stabilito e il benessere di tutti i giorni, anzi, al contrario, ogni allentamento dei legami civili, ogni turbamento e calamità del mondo sono i benvenuti, poiché vi intravedono possibilità di vantaggio.
Alcuni non possono fare a meno di sbagliare la strada, perché per essi non esiste una strada giusta.
L'artista è l'ultimo a farsi illusioni a proposito della sua influenza sul destino degli uomini.
Il solo difetto della morte è che essa ci pone in condizione di non poter apprezzare il suo beneficio.
Non temiamo la morte, ma il pensiero della morte.
Nulla possiamo dire "nostro" eccetto la morte.
Vivere significa nascere a ogni istante. La morte subentra quando il processo della nascita cessa.
Morire è la condizione stessa dell'esistenza. In ciò mi rifaccio a tutti coloro che hanno detto che è la morte a dar senso alla vita proprio sottraendole tale senso. Essa è il non-senso che dà un senso negando questo senso.
Un bel morir tutta la vita honora.
Morire non è un crimine.
La morte può essere l'espiazione delle colpe, ma non può mai ripararle.
Morte... è l'unica cosa che non siamo riusciti a volgarizzare del tutto.
Non ci si prepara alla morte. Ci si distacca dalla vita.