I morti hanno paura dei vivi. Ma i vivi, che non lo sanno, temono i morti.- Elias Canetti
I morti hanno paura dei vivi. Ma i vivi, che non lo sanno, temono i morti.
La cosa più veloce fu però sempre una sola: il fulmine. Il timore superstizioso del fulmine, dal quale non c'è difesa, è ampiamente diffuso.
Di tutte le religioni dell'uomo, la guerra è la più tenace; ma anch'essa può dissolversi.
Sembra che gli uomini provino più sensi di colpa per i terremoti che per le guerre che essi stessi fomentano.
La letteratura come professione è distruttiva: si deve avere più paura delle parole.
Prima di osare contro i lupi le pecore si volgono verso le lepri.
Destini di morte maggiori ottengono sorti maggiori.
Morire prima di aver paura di morire può essere un dono.
L'eccesso di dolore per la morte è follia; perché è una ferita ai viventi, e i morti non la conoscono.
A volte per i morti si fanno cose che non si sarebbero fatte per i vivi.
Chi sarebbe così insensato da morire senza aver fatto almeno il giro della propria prigione?
Non si vedono comete quando muoiono poveri mendichi; i cieli stessi annunciano col fuoco la morte dei potenti.
La morte ci consuma giorno per giorno, non ci trascina via all'improvviso.
Conosco l'arti del fellone ignote, ma ben può nulla chi morir non pote.
Molti di noi percorrono la vita in punta di piedi, così da raggiungere la morte in tutta sicurezza.
Ci vuole tutta la vita per imparare a vivere e, quel che forse sembrerà più strano, ci vuole tutta la vita per imparare a morire.